La vita della Galleria Centrale

Prodotti commercializzati nella Galleria Centrale

I primi anni del Mercato Coperto

La Galleria Centrale è realizzata per ospitare il nuovo “mercato del fresco” cittadino. Inizialmente sui banchi della navata centrale avviene la vendita di frutta e ortaggi, mentre le botteghe sui lati commerciano diversi generi alimentari (legumi, dolciumi, pasta fresca, latticini…). Nella struttura trovano spazio anche pescivendoli e macellai, i quali svolgono le loro attività nella Piazzetta del Pesce.

Foto storica della Scuola di Cucito Maramotti della Galleria Centrale.
Foto storica della Scuola di Cucito Maramotti della Galleria Centrale

Pur essendo luogo per il commercio di alimentari, sono presenti severe norme igieniche e di decoro: dice infatti il 1°art. del Regolamento di Mercato: “… è destinato alla vendita al minuto di commestibili e merci di qualunque specie. E’ però proibita nel mercato la vendita di qualsiasi specie di bevanda alcolica, nonché di masserizie, oggetti e vestimenti usati”.

A causa della sua eccessiva grandezza, trovano presto spazio nell’atrio della Galleria anche altre attività, come il commercio dei fiori e il mercato domenicale dei colombi. Con la Grande Depressione la vendita di vestiario e chincaglierie sostituisce progressivamente quella di beni alimentari. Alla fine degli anni ’30, ai piani superiori rimasti inutilizzati, aprono prima la “Scuola di taglio e Confezioni Maramotti” e, in seguito, gli uffici dei progettisti del Gruppo Caproni.

Il Dopoguerra e il “Boom” economico

Nel Dopoguerra, i danni subiti dalla struttura compromettono le attività nel mercato, il quale perde molti dei suoi abituali commercianti. Negli anni ‘50 i banchi sono sostituiti da negozi: alla vendita di vestiario si affianca quella di prodotti come scarpe, bigiotterie, tessuti, chincaglierie, tappezzerie. Con il passare del tempo, appaiono le prime botteghe per la rivendita dell’usato (vestiario, chincaglierie, libri…), mentre nell’atrio trovano spazio dei punti di ristoro. In alcuni negozi si insediano agenzie, dedite alle pratiche di viaggio per gli emigranti o alle licenze per gli arredi.

Interno della Galleria Centrale negli anni'70
Interno della Galleria Centrale negli anni’70

La contemporaneità e il restauro

Il mercato assume nel tempo l’aspetto di un centro commerciale: dopo il restauro del 2009-2012 la struttura è occupata dal Coin, nuovo grande magazzino per la vendita di abbigliamento e oggettistica. Nel 2016 la Galleria passa ad ospitare Oviesse: nel 2017 è invece aperta, nel locale su Piazza Scapinelli, una libreria del gruppo Rusconi.

Curiosità e testimonianze sulla Galleria Centrale

Di seguito, alcune testimonianze, forse il mezzo migliore per calarsi nei panni di chi il Mercato “com’era” lo ha vissuto davvero:

Un nuovo Mercato in città – “es càta tot e a se spend pòch

Nel 1927, anno di apertura del Mercato Coperto, ero un ragazzino e frequentavo ancora le scuole. Abitavo in Bazzarola Bassa, oggi via Cugini, nel “Casino Sidoli”, dove ero nato. In quegli anni, il Casino Sidoli costituiva un centro di famiglie operaie in un contesto contadino, a pochi chilometri dalla città. Ricordo che le donne, tutte casalinghe, si intrattenevano con tanti problemi e si consultavano sugli acquisti. Nella zona, naturalmente, non esistevano negozi. I più vicini […] consistevano in un negozio di generi alimentari con annessa osteria, un fruttivendolo, un macellaio e un fornaio. Per tutto il resto si veniva in città. Le nostre mamme si consigliavano a vicenda: “Va’ al mercato Coperto, che es càta tot e a se spend pòch (si trova tutto e si spende poco)”.
Enrico Lelli

I banchi storici del mercato La Carmela

Bancarelle per la vendita di vestiario nella Galleria Centrale
Bancarelle per la vendita di vestiario nella Galleria Centrale

(Aldo) “Cominciò nel 1928, la Carmela, con una bancarella, qui sotto, poi con il tempo, dopo la guerra si è spostata nel negozio qui… una bancarella di chincaglieria e merceria. [….] Lei ha iniziato in piazza del Duomo, perché nel ’20 il mercato era in piazza del Duomo… e poi ha cominciato sotto il mercato coperto”.

(Alda) “La mamma era di Castelfranco Emilia, ma lei veniva a fare il mercato a Reggio con la sua mamma […]. Mia mamma è venuta qui subito, ha creduto in questo mercato, è diventata la principale ambulante – nel commercio lo siamo diventati nel ’47 –. […] Il nome stesso, Carmela, è conosciutissimo, ma in tutta la provincia, tuttora è rimasto nell’intestazione della ditta, nel marchio.Viene il cliente di passaggio, ma soprattutto il cliente fisso… E’ ben il cliente fisso che passa di qui… quando siamo a qualche fiera o a qualche mercato o sagra in provincia, la gente dice: “Quelli lì son quelli delle tende sotto il Mercato Coperto, quella là è la Carmela” – chiamano me Carmela, col nome di mia madre”.
Testimonianza di Aldo e Alda Giaroli, 10.10.96

Perseverare nelle avversità – “Con la guerra, si è un pò modificato il còs…”

Banchi per la vendita di vestiario nella Galleria Centrale
Banchi per la vendita di vestiario nella Galleria Centrale

Come è nato il Mercato è stato nominatissimo, ha preso subito piede […] da uno a due a tre a quattro si è formato questo mercato pieno di attività, poi logicamente, con la guerra, si è un po’ modificato il còs… Durante la guerra, eravamo sfollati a Bagnolo […] e abbiamo continuato l’attività con un banco, come era possibile fare, da qui avevamo salvato solo un baule! […]”
Testimonianza di Alda Giroli, 10.10.96

Con la guerra il Mercato Coperto è stato chiuso per due anni, noi siamo venuti qui, dopo la fine della guerra, a cielo aperto, eh! (…). Al martedì e al venerdì si veniva alle cinque del mattino a fare la mostra, l’allestimento, tutto a mano con aperto davanti, un freddo indiavolato, perchè allora il mercato era mercato, era pieno così (…). Poi è stato bombardato: lì ci siamo arrangiati, nel senso di dire che aprivamo un banchetto lì fuori, sotto i portici qui davanti…. Il nostro è stato l’unico banco che si è salvato dal bombardamento”.

Testimonianza di Giuseppe Zaniboni, 5.11.96

Bossoli scoppiati e giornali di ieriIl libraio Talami

Foto storica della bottega del Libraio Talami
Foto storica della bottega del Libraio Talami

Galleria Centrale: noi ragazzi del tempo di guerra imparammo in età già matura l’originario nome di battesimo del Mercato Coperto […]. Un luogo raccolto e per certi aspetti arcano, il cui fascino sembrava esprimersi nella diversità dagli altri esercizi commerciali. Abitavo in Via Secchi, ma non ricordo di esservi mai entrato da Via Roma, dalla Piazza della Posta Vecchia, poi Scapinelli. Si entrava dalla Via Emilia, e pareva di entrare in un Castello, in un grande salone di cui non si vedeva la fine: dunque qualcosa di fiabesco, accostabile a certi luoghi immaginati nell’ascolto infantile. Il bombardamento del 7-8 gennaio del’44 ci indusse a fuggire in campagna tanto celermente da non poter vedere le rovine causate dalle bombe cadute a poche centinaia di metri da noi. “Hanno colpito anche l’Ospedale, il tribunale, il Mercato Coperto”. Arrivò la pace, e noi ragazzi via alla ricerca di bossoli di ottone per venderli: l’unico modo possibile per far qualche soldo.

Seppi che il libraio Talami acquistava giornali vecchi, per poi cederli al fruttivendolo e altri bottegai che li utilizzavano per incartare la merce. La mia famiglia era modesta, ma non si privava certo del quotidiano “Giornale dell’Emilia”, che io riuscivo a raccogliere con cura. Talami li pesava con una di quelle bellissime stadère con il peso di ottone massiccio che scorreva sull’asticella: fermava il dito sul punto di equilibrio […] e io intascavo lietamente quanto il buon Talami riteneva giusto retribuire. Rimase il ricordo di quell’uomo umile e cortese, che attraverso i suoi libri usati consentiva l’approccio culturale ai meno abbienti”.
Salvatore Fangareggi

L’iniziativa durante il restauro

Per instaurare un dialogo artistico con la comunità, durante il restauro sono stati realizzati diversi pannelli, pensati per far divenire i ponteggi un vero e proprio luogo di esposizione. Il progetto ha inizialmente coinvolto quattro opere, ideate da giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Brera; prima della riapertura, un’ultima installazione ha visto invece la partecipazione dei bambini di alcune scuole reggiane, in collaborazione con la società Reggio Children.

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